Minimalismo

Cara Virginia,

 

martedì scorso mi hai detto che avevi iniziato a leggere il mio articolo "Elogio dei vestiti", ma che non l'avevi letto perché ti era sembrato troppo "minimalista", mentre quando me lo hai sentito leggere a voce alta, nella nostra riunione, ti sei resa conto che aveva un respiro più ampio.

Questa tua osservazione mi dà lo spunto per fare una precisazione necessaria per la lettura di ogni cosa che scrivo. 

Io parto sempre da me. Per scelta.

 

L'unico scritto in cui non ho potuto farlo direttamente (indirettamente sì) è stata la mia tesi di laurea e solo perché, per ovvie ragioni, ho dovuto rispettare lo stile che mi era stato indicato a livello accademico.

 

Altrimenti parto sempre dalla mia vita e dalla mia esperienza, perché mi sembra l'unica cosa onesta che si possa fare. Che senso ha elaborare una qualsiasi teoria, spiegarla, se non addirittura imporla, agli altri, all'umanità, al mondo intero, se non ne verifichiamo direttamente, giorno per giorno, nella nostra vita, la veridicità? se non ne sperimentiamo personalmente, sulla nostra pelle, quotidianamente, i principi? se non siamo noi stessi, con la nostra vita, "testimoni", per dirla con Recalcati, delle nostre idee?

 

Mi diceva un'amica, parecchio tempo fa, che Rousseau, che ha scritto magistrali parole nel campo dell'educazione, aveva un pessimo rapporto con la sua numerosa famiglia e che le relazioni con i suoi figli erano tutt'altro che rosee. Perdonate la mia irriverenza, ma non do alle teorie di Rousseau alcun credito. C'è qualcosa di profondamente sbagliato in una teoria che rimane solo teoria e non prassi quotidiana, qualcosa di profondamente disonesto, di psicologicamente malsano. E, perdonatemi ancora, ma non mi sento di accettare insegnamenti di tale specie.

 

Io parto sempre da me, ma non rimango lì. Cerco sempre e comunque di capire, di approfondire la conoscenza di tutta la realtà che mi circonda, di andare oltre, ma difendo l'onestà di ammettere che gli strumenti con cui cerco di capire l'umanità, il mondo e l'universo, sono solo i "miei" occhi, le "mie" emozioni, il "mio" cervello (e l'ordine non è casuale).

 

Mio marito mi chiedeva ieri, scherzando, se c'è una cosa nella mia vita che io non abbia preso con la serietà più estrema. Ed io gli ho risposto, non scherzando, che no, non credo che ci sia. Non è un vanto, forse non è un bene, di sicuro è qualcosa con cui è molto difficile convivere, ma è una caratteristica che ho sempre avuto. Non c'è cosa per me su cui non valga la pena di riflettere seriamente e che non possa essere fonte di conoscenza, (anche se di sicuro con differente intensità :-), che sia Eschilo o la moda, che sia Mozart o Sanremo, non c'è oggetto su cui non valga la pena di riflettere. E non è noioso, non è faticoso, non è pesante. E' divertente.

Se mai un piuttosto impegnativo. 

 

E' da quando sono nata che vado in cerca di conoscenza, ma non ho mai pensato che ci fossero luoghi privilegiati per questo: se si ama la conoscenza la si cerca ovunque: l'arte e la poesia finiscono a volte nei luoghi più impensati, nei film meno impegnati, tra le righe di un fumetto piuttosto che in un'opera in dieci volumi. Ma, qualunque sia il percorso, partirà sempre dai miei occhi, dalle mie emozioni, dal mio cervello, in questa sequenza. E lo stesso percorso avranno seguito anche i più grandi della storia, in qualunque luogo e in qualunque tempo.

 

Perlomeno sulla terra. Negli esopianeti chissà...

 

Io amo il congiuntivo e il condizionale. Amo la parola "forse", le espressioni: "credo", "penso", "secondo me", e guardo con sospetto a un eccessivo uso dell'indicativo...

 

Per questo, cara amica, è solo da una prospettiva normale, quotidiana, che mi sento di cercare di capire il mondo, per questo mi sento di partire sempre, solo e soltanto dalla mia vita, dalla mia prospettiva. Per questo è sempre partendo dal riflesso dell'acqua nel pozzo, che i miei occhi si alzano a guardare le stelle.

 

C'è qualcosa di più reale, di più profondo e ricco di senso, di una relazione tra due persone?

Non credo. Per questo non ho scritto un trattato, un saggio, un pezzo erudito, ma una semplice lettera, a te, amica mia. 

 

Un abbraccio,

 

Emilia