Elogio dei vestiti

22 marzo 2014

 

Giornata tranquilla, mio marito non c’è, la settimana è stata faticosa ed io mi rilasso. Come facevo quando ero piccola: mangio cioccolata e guardo la TV. Veramente quando ero piccola leggevo libri insieme a pane e cioccolata, ma è da un po’ che non riesco a trovare un libro che mi soddisfi davvero. Jane Austen ne ha scritti solo 6 ed io mi sento un po’ orfana. Ma questo è un altro discorso. Torniamo al pomeriggio davanti alla TV.

 

Trovo “Commesse”, secondo episodio: “Roberta”. E me lo rivedo per l’ennesima volta, e sempre con gusto. Perché non lo so bene. Forse perché mi ricorda i primi tempi in cui ero in Germania e avevo nostalgia di quello che si faceva in Italia, forse perché non ci sono grandi interpretazioni ma sono tutti “in parte”, forse perché non ha grandi pretese e quindi mantiene più di quello che promette, forse perché parla poco di ricchi e molto di persone normali, che lavorano per vivere e tutto sommato non vivono male. Forse perché si parla di vestiti.

Maria Callas ne "La Traviata" - 1956
Maria Callas ne "La Traviata" - 1956

 

 

 

Ho sempre detto, peccando di poca originalità… che ogni libro è una porta verso un altro tempo e un altro spazio. Ma anche i vestiti sono così e per fortuna oggi non sono sottovalutati, ma se ne valorizza appieno la potenza espressiva attraverso studi, mostre, strutture museali, libri e trattati.

 

Pensate alla Callas: quanto i suoi abiti hanno sottolineato ogni nota, ogni espressione dei suoi personaggi, quanto hanno segnato un tempo e un modo di vivere.

Io sono cresciuta in teatro e ho frequentato quinte e camerini come gli altri bambini hanno avuto familiarità con asili e giardinetti. Nei miei ricordi ho cantinelle e tele dipinte, bottiglie di cognac dal sapore di fragola, odore di mastice, cipria e trucchi. Polvere di palcoscenico, chiuso dalla pesantezza di velluto del sipario, aperto verso una parete di luce impenetrabile.

 

E tanti vestiti. Lunghi, corti, colorati, belli e brutti. E alcuni incantati.

 

Ricordo come in un sogno un’edizione de “Il sogno di una notte di mezza estate” al Teatro Romano di Ostia Antica, meta delle mie non vacanze estive. Una delle più belle edizioni che io abbia mai visto, con i più bei nomi del teatro italiano di allora: Franco Graziosi, Rossella Falk, Umberto Orsini, Anna Maria Guarnieri, Vittorio Congia e tanti, tanti altri. In un’edizione da favola. Le mie sorelle erano semplici comparse, eppure avevano degli abiti degni di una sfilata di alta moda se non di un museo del teatro: splendide damigelle di una corte sontuosa. Ricordo un cupo e magico Oberon, una Titania vitale e bellissima, un Puck tutto piume, a metà tra un folletto e un uccello. E tanti altri, tutti bellissimi, tutti vestiti di colore, di luce e di magiche stoffe che creavano la fantasia e l’incanto. Il sogno. Appunto.

Maria Callas ne "La Traviata" - 1956
Maria Callas ne "La Traviata" - 1956

 

 

 

 

Da allora, dalla mia infanzia, per me i vestiti sono molto, molto di più che qualcosa di bello da indossare: sono arte e cultura, e segno del tempo. Veicoli magici per visitare il tempo e la bellezza: una magia che ci avvolge e ci rende diversi.

 

Visconti vestiva i suoi attori con un’accuratezza, dicevano, eccessiva. Eppure era uno dei segni più intensi e credibili delle sue regie.

 

Ed è una conseguenza naturale pensare ancora alla Callas, vestita da Violetta nella celebre versione viscontiana, avvolta in sete fruscianti che sottolineavano e creavano una cornice d’incanto alla magia della sua interpretazione.

Poi ho letto Virginia Woolf e la sua geniale presa in giro degli uomini in toga, in alta uniforme, in cappe ed ermellini. Tanto sdegnosi rispetto a pizzi e merletti femminili, tanto attenti al numero dei bottoni, al colore dei velluti, alla precisione delle pieghe. E sono tornata a Jane Austen: alle sue mussole e ai suoi ombrellini, intorno ai quali con geniale leggerezza si discute di donne e di uomini e delle relazioni tra loro, con una profondità che l’impalpabilità delle stoffe non fa che risaltare. Sorrisi e pensieri d’amore che sono riflessioni sulla differenza e sulla relazione, aggraziati e abbelliti da tè e porcellane non meno di quanto i pensieri maschili siano stati segnati da spade e cappe focose.

Emma - dall'omonimo romanzo di Jane Austen - film del 1996 con Gwyneth Paltrow e Jeremy Northam
Emma - dall'omonimo romanzo di Jane Austen - film del 1996 con Gwyneth Paltrow e Jeremy Northam
Valentino - 2013
Valentino - 2013

 

 

 

 

Se ci pensiamo bene, ogni mattino facciamo una scelta. Scegliamo di dire, di esprimere qualcosa, con la semplice scelta di una stoffa e di un colore. Non è poca cosa. Diamo la giusta importanza a queste scelte, anche se non possiamo permetterci Roberto Capucci e neanche Valentino, diamo loro valore.

 

E’ una delle libertà più belle e più oneste che ci siamo scelte noi donne: esaltiamola, è parte della nostra storia e del nostro modo di essere. Ed è anche un bellissimo modo per noi, donne e uomini, di esaltare le differenze dei nostri corpi, così meravigliosi e così perfettamente combacianti.

 

 

 

Ho scritto questa pagina di getto e mi manca una conclusione. Penso a tutti gli uomini che incontro sul lavoro: negli ambienti più “poveri” c’è più colore e più diversità: giacche e sciarpe colorate, camicie luminose, cravatte che sono a volte dei veri capolavori d’arte, mentre man mano che si sale nella scala sociale impera l’incubo del completo scuro, anche se c’è chi, appena può, lo sostituisce con una più allegra tenuta sportiva.

 

Le donne invece sono sempre diverse, anche in un tribunale. Che bella cosa che ci ha regalato la nostra storia. E speriamo che anche gli uomini trovino il modo di essere seri e affidabili anche in una tenuta meno convenzionale e più colorata…

Roberto Capucci - Creazioni
Roberto Capucci - Creazioni

 

E così la conclusione non c’è, e neanche la voglio.

 

Vi regalo una serie di immagini, per la vostra gioia e la vostra allegria, e dedico queste parole alle “Ragazze del martedì”, un gruppo di donne meravigliosamente nuove con cui scopro mondi inesplorati, settimana dopo settimana, e a cui va il mio sorriso e tutto il mio affetto,

 

Emilia

Roberto Capucci

Omaggio al Maestro